Gesù e i bambini

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Gesù e i bambini

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La narrazione degli incontri di Gesù con i bambini rivela in Lui un cuore particolarmente sensibile verso di loro, oltre al suo rifiuto di considerarli com’era in uso tra i religiosi e la gente dell’epoca.

Com’era pronto a toccare un lebbroso o la donna dal flusso di sangue, così era disposto a prendere in braccio un bambino per insegnare ai propri discepoli l’importanza di essere semplici come loro.

Con piacere li riuniva intorno a sé per dedicare loro la sua attenzione e benedizione.
Per Gesù i bambini erano, e sono, importanti!

Il suo insegnamento sui bambini si scontra con una mentalità ben radicata: vi è molto più che un accenno nelle sue parole e nel suo comportamento che dimostra lo sdegno per il pensiero dell’epoca che li considerava del tutto privi di importanza.

Nel Vangelo di Matteo 18:1-10, Gesù risolve una discussione contraddistinta dall’arroganza degli adulti su chi sia il più grande (importante), con una lezione su come il Regno di Dio dia un valore maggiore ai più piccoli.

Per sostenere che gli adulti devono dimostrare l’umiltà di un bambino per entrare nel Regno di Dio, Gesù si identifica con loro: “Chiunque accoglie un piccolo bambino come questo nel mio nome accoglie me…“.

Mentre Gesù rimprovera gli adulti per il loro egoismo, impegnati come sono a far valere la loro importanza e il loro status, li esorta a valorizzare i bambini: “Badate di non disprezzare alcuno di questi piccoli…“.

In Matteo 19:13-15, i discepoli cercano di evitare che i bambini si avvicinino a Gesù.
Ancora una volta Egli afferma memorabilmente quale sia il posto di questi piccoli, di solito esclusi: “Lasciate che i piccoli fanciulli vengano a me, perché di tali è il Regno dei cieli!“.

In Matteo 21:15-16, le autorità religiose disapprovano il comportamento dei fanciulli che gridano nel tempio: “Osanna al figlio di Davide!“.

Gesù prende immediatamente le parti di questi bambini e riconosce loro la capacità di comprendere ed affermare le verità spirituali: “Non avete mai letto: Dalla bocca dei bambini e dei lattanti ti sei procurato lode?

Le opere stesse di Gesù confermano queste sue attenzioni: due delle tre persone da lui resuscitate erano fanciulli: la figlia di Iairo (Marco 5:21-43) e il figlio della vedova di Nain (Luca 7:11-17); altri bambini vengono poi guariti, come il ragazzo epilettico o la figlia della donna sirofenicia (Marco 7:24).

Ma forse l’episodio più memorabile è quello di un ragazzino che si presta a condividere il suo pranzo con Gesù, meravigliando i discepoli con i loro dubbi, e permettendogli così di sfamare più di cinquemila persone (Giovanni 6:1-5).

Con l’esempio e l’insegnamento di Gesù nei loro confronti, non sorprende più il fatto che l’insegnamento a posteriori degli Apostoli enfatizzi la cura e la responsabilità dei genitori verso i propri figli: ai padri viene insegnato a non essere esasperanti o iracondi nei riguardi dei figli (Efesini 6:4, Colossesi 3:21); e tra le qualità spirituali dei leaders vi è quella di essere da loro stimati (1Timoteo 3:12).

Infine vale la pena notare che Gesù stesso è presentato come perfetto esempio per lo sviluppo di un bambino: Il bambino cresceva e diventava forte; fu riempito di saggezza e la grazia di Dio era su di lui (Luca 2:40).

Certamente queste semplici parole pongono un obiettivo da perseguire a vantaggio di tutti i bambini, perché essi sono fatti a immagine di Dio.